CORRELAZIONE  E  COVARIANZA

 

 

18.14. L'ANALISI DEI RESIDUI PER L'IDENTIFICAZIONE DEGLI OUTLIER; RESIDUALS, STUDENTIZED RESIDUALS, STANDARDIZED RESIDUALS

 

 

Nella regressione, un outlier può essere definito come l’osservazione che produce un residuo molto grande. Alcune tecniche semplici sono riportate da

-   James E. De Muth nel suo testo del 1999 Basic Statistics and Pharmaceutical Statistical Applications (edito da Marcel Dekker, Inc. New York, XXI + 596 p. a pag. 538 - 543).

Ad esso si rimanda per approfondimenti. I metodi sono presentati con lo sviluppo di un esempio, qui riportato con maggiori dettagli nei passaggi logici.


 

Nello studio di un fenomeno di fermentazione, in cui

 rappresenta la concentrazione della sostanza, (prima riga),

 è la quantità fermentata nell’unità di tempo (seconda riga),

-    è la quantità stimata sulla base della retta di regressione calcolata:  (terza riga),

-    indica lo scarto tra i due valori della variabile Y:  (quarta riga)

 come i dati della tabella seguente

 

 

2,0

2,5

3,0

3,5

4,0

4,5

5,0

5,5

6,0

 

 

87,1

95,2

98,3

96,7

100,4

112,9

110,7

108,5

114,7

89,980

93,165

96,350

99,535

102,720

105,905

109,090

112,275

115,460

-2,840

+2,035

+1,950

-2,835

-2,230

+6,895

+1,610

-3,735

-0,760

0,000

 

 

 l’analisi degli outlier richiede dapprima una lettura del diagramma di dispersione dei punti osservati   e   (vedi pagina successiva), rispetto alla loro retta di regressione.

 



 

Ad occhio,

-   il punto di coordinate  = 4,5  e  = 112,9 che determina lo scarto maggiore ( = +6,895)

-   non appare così distante dagli altri da poter essere giudicato un outlier.

Ma

-  la distanza del punto  = 112,9 dalla sua proiezione sulla retta = 105,905 non semplice da valutare. Soprattutto, per decidere, si richiedono test che permettano di stimare la probabilità a.

 

Come prima analisi, con i dati  e , è importante verificare la significatività della retta di regressione

H0:  = 0          contro          H1:  ¹ 0

 Con il calcolo di F si ottiene:

 

Fonte

F

P

Totale

705,94

8

---

---

---

Regressione

608,65

1

608,65

43,78

< 0.001

Errore

97,29

7

13,90

---

---

 

 

La tabella dei risultati (F = 43,78 per df 1 e 7, con P < 0.001) dimostra che linearità è altamente significativa. Attraverso la varianza d’errore ( = 13,90), è poi ricavabile un valore importante per l’analisi dei residui,

la deviazione standard degli errori (),

 che in questo caso risulta

 

Nella figura precedente, a una valutazione occhiometrica, il valore di Y per X = 4,5 non appariva molto distante dagli altri. Ma è un outlier oppure solo un valore estremo in una distribuzione normale?

Utilizzando la retta di regressione (non sono riportati i suoi parametri) si calcolano

-  i valori attesi ( nella terza riga della tabella)

-  e per differenza i residui o errori ( nella quarta riga della tabella; in molti testi indicati con ).

Con la serie dei residui , si è ritornati a dati univariati. Quindi con essi sono possibili tutte le analisi già presentate per la statistica univariata, a partire dagli istogrammi e dal Box and Wiskers di Tukey.


 


 

Secondo i calcoli di Tukey e come appare in questa  figura si ottiene una prima risposta:

-  il cerchio vuoto che identifica il residuo maggiore (+6,895) è un outlier, in quanto è superiore al valore VAS (+6,485) o cinta interna o inner fence. (Rivedere i paragrafi della univariata).

Ne consegue che il punto corrispondente, di coordinate ( = 4,5  e   = 112,9), è giudicato statisticamente un outlier.

La sua presenza rimetterebbe in discussione la validità della regressione calcolata in precedenza e quindi la significatività dell’analisi, che richiedono la normalità della distribuzione degli errori.

 

Per facilitare la lettura statistica del grafico dei residui, è prassi utilizzare una loro rappresentazione standard che rimedia alle difficoltà precedenti, poiché è indipendente dalla collocazione (intercetta ) e dalla pendenza della retta (coefficiente angolare ). 

In questo grafico (nella pagina successiva),

-  la retta è sempre orizzontale, parallela all’asse delle ascisse sulla quale sono riportati i valori ,

-  mentre i valori dei residui sono letti sull’asse delle ordinate.

 

Diventa più semplice osservare che

-  la distanza del punto outlier dalla retta orizzontale appare con evidenza maggiore,

 rispetto al precedente diagramma di dispersione, costruito con i dati originali distribuiti intorno alla retta di regressione.

Con chiarezza ugualmente maggiore, risulta una proprietà importante dei residui (già rimarcata nella tabella):

- la loro somma è uguale a zero.


 


 

 

Un’altra convenzione diffusa nell’analisi degli outlier, in quanto facilita il confronto tra variabili diverse e casi differenti uniformando le dimensioni, è la trasformazione dei residui in residui studentizzati (studentized residuals).

Essa rende uguale  la scala di valutazione,

 attraverso la relazione

Ad esempio,

 riprendendo la tabella dei dati, il primo residuo ( = -2,840)

 diventa

 

 un residuo studentizzato t = -0,762.

 I precedenti  risultano trasformati in   studentizzati come nella tabella successiva:

 

2,0

2,5

3,0

3,5

4,0

4,5

5,0

5,5

6,0

-2,840

+2,035

+1,950

-2,835

-2,230

+6,985

+1,610

-3,735

-0,760

 studentizzati

-0,762

+0,546

+0,523

-0,760

-0,622

+1,874

0,432

-1,002

-0,204


 

Anche di questi residui studentizzati (studentized residuals) è bene fare la rappresentazione grafica (utilizzando i valori della prima e della terza riga della tabella precedente). Nel grafico, senza essere espressamente dichiarato, con la presenza delle due linee tratteggiate è riportato anche il risultato di un altro test su gli outlier, che è bene esplicitare.

 


 

 

 

Il valore C.V. = 2,364 (con segno positivo e negativo sopra le linee tratteggiate, parallele alla media)

-   è il valore critico del t di Student con 7 gradi di libertà,

-  per la probabilità a = 0.05 in una distribuzione bilaterale (nelle tabelle allegate in realtà è 2,365).

In questa rappresentazione grafica dei residui studentizzati, è reso visibile un concetto:

 i residui studentizzati, ottenuti con

 

sono altrettanti test t

- in cui, con i dati dell’esempio, nessun residuo supera  il valore critico (2,364),

Hanno gradi di libertà , poiché sono residui intorno alla retta di regressione, per tracciare la quale servono due punti.

 

A differenza del precedente metodo di Box and Wiskers, in questo secondo test

-  nessun residuo risulta essere un outlier,

-  se il valore critico è scelto alla probabilità a = 0.05 in una distribuzione bilaterale.

Quindi non è significativo quel punto che, con il precedente test di Tukey, risultava un outlier (+6,985). In questo caso, il metodo dei residui studentizzati fornisce un valore (+1,874) nettamente inferiore a quello critico (2,364).

Ma l’analisi t di Student con k residui solleva il problema del principio del Bonferroni, che spesso su questi problemi viene trascurato. Per ogni confronto t di Student,

-  la probabilità a da utilizzare dovrebbe essere la probabilità totale aT = 0.05 divisa per k.

 

I residui studentizzati, anche se solamente su alcuni testi, in modo non appropriato sono chiamati anche residui standardizzati (standardized residuals). Per questi ultimi, al posto della devianza standard campionaria , è utilizzata

-  la deviazione standard della popolazione .

 

Quando il campione è molto grande, i residui studentizzati e i residui standardizzati tendono a coincidere, come il valore t di Student tende a convergere verso il valore della Z.

Rimane la difficoltà di definire quando un campione è sufficientemente grande. Nella pratica sperimentale, spesso questa tecnica è utilizzata anche con campioni piccoli.

Con i residui standardizzati, al posto del valore critico t di Student che ha gradi di libertà (), si utilizza la distribuzione Z. I suoi valori critici sono sempre minori del t.

Ad esempio, alla probabilità a = 0.05

-  per i residui studentizzati è stato utilizzato come valore critico  t = 2,364 (con gdl = 7)

-  mentre per i residui standardizzati il valore critico corrispondente è  Z = 1,96.

 

Tuttavia, nell’analisi degli outlier spesso vengono utilizzate stime approssimate. Quindi

- per la probabilità a = 0.05 con i residui standardizzati viene assunto il valore 2, non 1,96..

Ma la probabilità (5%) corrispondente è alta: verrebbero indicati come outlier valori che frequentemente non li sono.

Ne consegue che, per decidere che un dato è un outlier, è prassi diffusa utilizzare 3 come valore critico e non 2 (vedi outlier nella statistica univariata). La probabilità P è nettamente minore di 0.05.

 

 

 

 

Manuale di Statistica per la Ricerca e la Professione  © Lamberto Soliani   - Dipartimento di Scienze Ambientali, Università di Parma  (apr 05 ed)  ebook version by SixSigmaIn Team  - © 2007